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La storia
inque sono le
principali “Porte” medioevali di Parma; la loro funzione venne sostituita nel
tempo dalle Barriere ed infine dalle rotatorie a difesa del nuovo nemico: la
velocità delle auto.
Fra queste, Porta San Francesco che fu costruita nel 1261 durante
l’ampliamento delle mura di Capo di Ponte. La fortificazione prese il
nome dalla Strada omonima, oggi via Nino Bixio, dovuto alla presenza dei
frati minori e dell’Oratorio della confraternita
“Francesco il piccolo”, con annesso ostello per i pellegrini, andato
distrutto. La tradizione popolare però vuole che il santo sia passato
proprio da questa zona: certamente sono tutte testimonianze della
devozione al poverello di Assisi.
Nel 1562 la porta fu rimaneggiata e riaperta per volere del duca Ottavio
Farnese, dall’800 il lento degrado e dopo il restauro degli anni ‘90
ritorna alla sua originaria imponenza rinascimentale e diventa sede
della associazione Famija Pramzana; oggi è luogo d’incontro anche per la
nostra attività rievocativa.
Porta S. Francesco era l’uscita per i feudi della montagna - Torrechiara,
Corniglio, Varano Melegari… - ed anche per i pellegrini che riprendevano il
faticoso viaggio sulla “via francigena”. I Romei, ricolmi di Speranza,
si incamminavano processionalmente verso il portale e l’ignoto. Era
detta la gloriosa proprio per questo e non per imprese belliche delle
milizie comunali. Gli abitanti di questa contrada sono da sempre allegri
e battaglieri, parmigiani che insieme ai forestieri si distinguono per
mantenere salda l’appartenenza all’Oltretorrente.
Il corteo
La Porta, quale luogo di passaggio per intriganti
personaggi e semplici lavoranti con le loro genuine mercanzie,
rivive attraverso il Corteo Storico.
Il Capitano, l’alfiere con il gonfalone, lo Priore
Fabiano Guido Baldo del Molinetto con soldati armati di picche e
spade, il marchese Manfredo Pallavicino (il pio) e la consorte
madonna Lucrezia – signori di Contrada; i nobili Farnese, gli abili
giocolieri.
Ancora i frati minori con la Confraternita: dame che
accudiscono i fanciulli; generose vivandiere e lavandaie dedite al
ristoro e all’accoglienza dei pellegrini “romei”.
Araldica
L’attribuzione dello stemma alla Porta è stata fatta tenendo conto
dell’araldica medievale e del sentimento comune.
Infatti lo stendardo è bianc
o, colore nobile, esso indica la purezza
dell’anima ma anticamente rappresentava anche la vecchiaia e la morte.
Analogamente il giglio (simile a quello francese) ha significato di
santità. Mentre l’animale simbolo è il Lupo, chiaramente ispirato al
miracolo di Gubbio, ma in duplice raffigurazione: la mansuetudine fedele
verso i meritevoli e all’opposto la feroce pericolosità. Come del resto
ci conferma il dualismo dello stesso scudo inquartato al bianco la
luce e al nero le tenebre.
Il nostro
motto:
"
fraternamente, con passione et umiltà "


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